Le abitudini creano dipendenza.

Non abbiamo scelto di trovarci in questa situazione ma è successo e la stiamo vivendo. 

La struttura della società di oggi ha permesso la diffusione del virus in modo così veloce riducendo la libertà di tutti. C’è da dire, però, che la stessa società ci ha permesso di utilizzare strumenti di nuova socialità che le generazioni precedenti non hanno mai avuto a disposizione: computer, internet e social media.

Quindi, sebbene la prova dello stare a casa oggi possa apparire difficile, ricordiamoci che la stiamo affrontando con degli strumenti che ci consentono di mantenere una vicinanza affettiva.

L’uso dei social media sta cambiando molto velocemente, nel giro di poche settimane, trasformandosi in una rete di relazioni di supporto reciproco e solidarietà, mostrando quindi tutto il suo potenziale socializzante.

Come se tutto fosse un grande Free trial. 

Una prova gratuita di nuovi prodotti. 

In questo periodo stiamo “provando” nuove abitudini. Alcune di queste ci rimaranno.

Tanti di questi strumenti digitali li abbiamo sempre osservati dubbiosi senza avventurarci ad “acquistarli”.

Oggi ci siamo ritrovati ad usarli per forza e ci stiamo adeguando. A fine quarantena dovremmo solo decidere se continuare ad utilizzarli oppure no.

Se ci fosse, un luogo, dove possiamo incontrare, ogni giorno, i venditori e gli acquirenti degli immobili che gestiamo, incontrare i nostri clienti, lo frequenteremmo? 

Ogni giorno circa tre miliardi di persone si connettono ad internet per frequentare i social network, dove lasciano le loro preferenze e definiscono il loro stile di vita. In questi giorni molti di più.

Se ci pensiamo un po’, le ultime elezioni politiche, di qualsiasi stato culturalmente evoluto, hanno dato soddisfazioni a chi ha sponsorizzato la sua candidatura su questi strumenti virtuali. 

Vediamo sempre meno strade imbrattate da cartelloni pubblicitari perché, per quante macchine potranno passarci, non ci passeranno mai tre miliardi di persone. 

Nel mondo del lavoro stiamo assistendo a ciò che è stato definito “il più grande esperimento di smart working” di tutti i tempi. E per forza: fino a poco fa condurre questo esperimento sarebbe stato semplicemente impossibile.

Questi strumenti hanno subito tante critiche in tempi passati dove abbiamo sottolineato solo i loro aspetti negativi. 

Quindi possiamo dire che questi strumenti sono un nuovo modo di “fare le cose”. Conviene adeguarci il prima possibile e imparare a conviverci senza mai dimenticare di frequentare il territorio (fare zona) e incontrare fisicamente persone.

Abbiamo una grande opportunità. 

La più grande scoperta che possiamo fare è accettare di poter cambiare il modo di guardare le cose e renderci conto che può esistere un modo di vederle che non ci avevano mai mostrato. 

Quando ho iniziato a lavorare, uno dei primi insegnamenti fu “la prima impressione”. Incontrando un cliente, c’era da sapere l’importanza dei primi secondi, dove, la persona che avevamo di fronte, si sarebbe fatta un’idea di noi e difficilmente la potevamo modificare in futuro. 

Oggi accade esattamente l’opposto. Prima si fanno un idea di noi e poi ci incontrano. La cosa particolare è che con il nostro profilo social non hanno solo pochi secondi, hanno tutto il tempo che vogliono per farsi quell’idea su di noi.

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